Giorgia Siclari, insegnante di italiano per stranieriCiao a tutti!

Io sono Giorgia e pare proprio sia arrivato il mio turno per le presentazioni. Prendo spunto dagli amici e colleghi che sono intervenuti prima di me e comincio a raccontarvi qualcosa della mia vita prima di incontrare Bambini più Diritti.

Una passione che viene da lontano

Ho iniziato fin da piccola a nutrire una grande curiosità verso i destini di chi proveniva da lontano, come nel caso dei primi sbarchi di profughi Curdi avvenuti in Calabria negli anni novanta.
Col tempo ho scoperto di aver bisogno di trovare risposte concrete alle domande che quei fenomeni mi facevano nascere e così ho scelto di studiare mediazione interculturale, incentrando le mie ricerche sull’analisi del fenomeno migratorio, in particolare nel Mediterraneo. Ho viaggiato nei Paesi arabi ed in Europa, vivendo sulla mia pelle, seppur da osservatrice privilegiata, le condizioni di chi è immerso in una società estranea e spesso poco accogliente.
Dopo un’esperienza di tirocinio svolta a Il Cairo ho approfondito i mutamenti che avvengono nei contesti urbani in seguito alla presenza delle comunità migranti.

L’incontro con Bambini più Diritti

Ritornata dal Regno Unito, dove mi sono occupata di insegnamento e di educazione Montessori, ho iniziato a seguire le attività di Bambini più Diritti tramite i social e ho deciso di candidarmi per il ruolo di insegnante di italiano L2 per MISNA bandito dall’associazione. La selezione, per fortuna è andata bene e da un anno conduco il corso di italiano rivolto a minori stranieri non accompagnati, all’interno del progetto “Parole Migranti”.

Mi sento totalmente in sintonia con l’impegno dell’Associazione, ovvero tradurre una mera possibilità di emancipazione in un concreto riscatto sociale per coloro che sono messi ai margini della nostra società.  Attraverso azioni efficaci come la scuola, la formazione professionale, il riconoscimento dei diritti, l’assunzione di responsabilità, si cerca di offrire ai ragazzi non inutili interventi assistenzialistici, ma strumenti reali che favoriscano la loro piena realizzazione nella nostra società, generando coesione sociale.

Parole Migranti, a scuola di emancipazione 

La scuola che realizziamo ha lo scopo di praticare una didattica autentica, dove la convivenza democratica tra giovani di origine diversa è portatrice di valori che diventano comuni.  Vogliamo affrancare i ragazzi da una condizione di insicurezza dovuta alla mancata conoscenza della lingua Italiana. La lingua rappresenta per loro una barriera verso l’autonomia, leva essenziale per l’autostima e quindi per il proprio benessere. Poter essere indipendenti significa essere in grado di offrire un contributo anche al benessere collettivo.

I ragazzi che frequentano i corsi sono molto curiosi e capiscono che l’apprendimento dell’Italiano rappresenta uno strumento che li eleverà ed emanciperà. I timori sono legati perlopiù all’incognita che si spalanca nelle loro vite una volta raggiunti i 18 anni: è un fardello pesante che trascinano per mesi. Cerchiamo per questo di rendere la scuola più autentica possibile con un duplice obbiettivo: che il futuro gli appaia meno incerto e che essi possano essere pronti ad affrontarlo.

L’insegnamento come viaggio 

L’insegnamento è un lavoro totalizzante che incide profondamente tanto in coloro che apprendono quanto in coloro che con l’insegnamento provano a realizzare un processo di riscatto.
Insegnare la lingua a dei minori non accompagnati non può prescindere dal considerare tale attività una vera pratica educativa che richiede una pianificazione degli obiettivi, un’indagine sui metodi più efficaci, ma anche una continua ricerca su se stessi. Nell’educare non possiamo che educarci ai valori e alle vite altrui, e il nostro progetto prevede provenienze molto eterogenee.
L’insegnamento inoltre ci espone in prima persona alle contraddizioni del sistema in cui viviamo, e quindi si finisce per patirlo anche sulla propria pelle.
Nel mio lavoro devo continuamente tendere verso una resilienza e un adattamento che mi permette di accostarmi a ciò che ancora non conosco per rispettare i saperi altrui, oltre che per educare alla curiosità e alla capacità critica. Per questo l’insegnamento esige una continua riflessione sulla pratica di ieri per migliorare quella di domani.
Insegnare vuol dire per me offrire a dei minori, attraverso la lingua, uno spettro di nuove possibilità da immaginare per se stessi in un lessico e in un contesto nuovo, senza però trascurare il bagaglio identitario di ciascuno. Significa coniugare l’educazione all’intercultura con un’educazione alla cittadinanza per far prendere coscienza i ragazzi dei diritti che il nostro Paese assicura loro, insieme con i doveri di nuovi cittadini che vanno ad integrare il panorama della nostra comunità.
Insegnare infine rimane per me un favoloso mezzo attraverso cui mi è consentito ancora viaggiare verso gli orizzonti distanti che i ragazzi mi offrono.

Giorgia Siclari
giorgias@bambinipiudiritti.it

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