Viaggio di solidarietà nei campi profughi saharawi PDF Stampa E-mail

Dal 30 aprile al 7 maggio 2011 ti proponiamo un’esperienza di turismo solidale per conoscere luoghi e paesaggi del deserto del Sahara, dove entrare in contatto con le abitudini, le tradizioni e la cultura di un popolo unico per la sua ospitalità. Vedere e toccare con mano l’incredibile realtà della Repubblica Araba Saharawi Democratica  e dei 170.000 profughi che in uno spazio di deserto  hanno inventato un modo pacifico per attendere  la realizzazione del compimento del processo di pace...  da più di 35 anni.

Verremo accolti dalle famiglie nelle tende tradizionali Sahrawi, visiteremo gli accampamenti, le scuole, i centri per disabili, il museo della guerra e incontreremo i familiari dei “desaparecidos”, gli anziani, i giovani e andremo dire il nostro "no" alla guerra davanti al Muro della Vergogna.

ISCRIZIONE ENTRO IL 1 MARZO 2010

La quota individuale complessiva è di € 890,00 e prevede:
· Volo ( a/r ) Roma-Algeri-Tindouf
· Assicurazione
· Visto
· Spese di permanenza durante il soggiorno
· Trasporti interni
· Incontro previo di formazione

Per info o prenotazioni scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. indicando un recapito telefonico.

Saharawi: dramma moderno di un popolo antico

Il popolo Saharawi è rifugiato in Algeria (vicino Tindouf) dal 1975 quando il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola nella quale il popolo viveva, è stato occupato dal Marocco e, in minima parte, dalla Mauritania. Gli scontri per la riappropriazione delle terre sono cessati definitivamente nel 1991 quando, grazie all'intervento dell'ONU, le parti coinvolte hanno firmato un trattato nel quale venivano fissate le tappe necessarie a garantire, nel giro di pochi anni, la realizzazione di un referendum per l'autodeterminazione del popolo Saharawi, per il quale viene anche messa in atto una missione di caschi blu, la “Minurso”.

Purtroppo, ennesimo caso di boicottaggio della pace, il referendum voluto dal popolo Saharawi non ha mai avuto luogo: estenuanti trattative, dal 1991 al 2000, invece di 4 mesi come previsto dall’ONU, bloccano il Piano per il referendum e rafforzano la posizione del Marocco.

Pertanto, proprio nel 2000, il governo marocchino, nell’incontro con l’organo di rappresentanza politica dei Saharawi, il Fronte Polisario, tenutosi a Berlino, getta la maschera e propone senza mezzi termini una soluzione di autonomia per il Sahara Occidentale, ma sotto la sovranità marocchina. Il principio invocato è la salvaguardia dell’integrità territoriale del regno, Sahara Occidentale compreso.

L’occupazione del Sahara Occidentale, e lo sfruttamento delle sue risorse, consente al Marocco:

  • di diventare il primo esportatore mondiale di fosfati (e secondo esportatore mondiale di concimi fosfatici);

  • di raccogliere i profitti di uno dei banchi di pesca più ricchi del continente africano come sono le acque saharawi;

  • di ottenere un riconoscimento internazionale circa la sovranità sulle acque saharawi, concedendo permessi in queste acque (vi è coinvolta anche l’Unione Europea);

  • di stipulare contratti di prospezione petrolifera con diverse compagnie petrolifere;

  • di esercitare pressione sui suoi partner commerciali, data la posizione di leadership nell’esportazione di fosfati, e di ottenere consensi internazionali sulla questione saharawi.

L’ONU, malgrado le proteste del Fronte Polisario, non ha finora adottato nessuna misura per fermare lo sfruttamento delle risorse dei territori illegalmente occupati.

Altro drammatico capitolo di questa storia è la costruzione del “muro della vergogna”, lungo 2.720 chilometri costruito tra il 1980 e il 1987, protetto da 160.000 soldati armati, 240 batterie di artiglieria pesante, oltre 20.000 Km di filo spinato, migliaia di blindati e i milioni di mine antiuomo vietate dalle Convenzioni internazionali.

Non essendosi mai rassegnati, i Saharawi hanno realizzato una delle esperienze politiche e sociali più interessanti del nostro secolo: la costruzione di uno "Stato in esilio", la RASD (Repubblica Democratica Araba Sahrawi), nei campi profughi del deserto algerino dove 200.000 persone vivono in quattro grandi tendopoli (wilaya), divisi in province amministrative (daira).

Il popolo Saharawi vive la propria religione islamica lontano da ogni fanatismo e fondamentalismo e l'organizzazione sociale all'interno dei campi è tale che tutti sono chiamati ad avere un ruolo attivo soprattutto le donne, che condividono responsabilità quasi a tutti i livelli. Nel periodo in cui gli uomini erano impegnati sul fronte, alle donne incombe la responsabilità della vita nelle tendopoli. Nel 1978 viene costruita la “Scuola del 27 febbraio” (data della proclamazione della RASD) riservata alle donne: ricevono la formazione come istitutrici, segretarie di amministrazione, infermiere, poi informatiche e artigiane. Le donne sposate la possono frequentare con i propri bambini perché c’è un asilo nido. L’idea di fondo è che la donna possa integrarsi nella società e nella lotta attraverso un’attività ed un lavoro anche al di fuori della propria tenda.

La costituzione di un sistema educativo e di uno sanitario in grado di soddisfare le necessità primarie della popolazione sono da sempre tra le priorità del popolo Sahrawi in esilio. Il tasso di scolarizzazione scolastica elementare è prossima al 100% e sono molti i giovani inviati presso Paesi "amici" per completare gli studi universitari. La medicina di base, nonostante lo scarso materiale sanitario a disposizione, è discretamente diffusa.

La vita nei campi è ancora al limite della sopravvivenza. Il deserto in cui sono situati i campi, quello dell'Hammada del deserto algerino, è uno dei luoghi più inospitali della terra, dove la temperatura in luglio e agosto può superare i 55 gradi. L'acqua a disposizione è pochissima e la popolazione vive principalmente delle risorse provenienti dagli aiuti internazionali.

Negli ultimi mesi è in forte crescita la spirale di violenza nei confronti della popolazione Saharawi dei territori cosiddetti “occupati”, cioè del Sahara Occidentale controllato dal Marocco; infatti diversi attivisti dei diritti umani e manifestanti pacifisti sono stati aggrediti dalle forze di polizia, fino a provocare episodi che hanno interessato perfino la nostra stampa; sui recenti fatti riguardanti la morte di un gruppo di Saharawi, vedi i seguenti link:

Battaglia nell'accampamento soldati contro i Saharawi
La Repubblica
Quella infinita tra i saharawi, che da sempre rivendicano un lembo di sabbia al confine con la Mauritania, e il governo marocchino che sull'ex Sahara ...

Solidarietà al popolo Saharawi dal gruppo consiliare del Psi
La Nazione
La stessa attenzione e sostegno internazionale merita il popolo del Sahara Occidentale, il Saharawi, che sta subendo nuove azioni e repressioni militari.

Sahara occidentale: Frattini preoccupato
ANSA.it
... dalla Farnesina per gli scontri seguiti all'azione di sgombero da parte delle forze marocchine dell'accampamento saharawi, nel Sahara occidentale.