Il progetto di agricoltura sociale che Bambini più Diritti ha inaugurato nel 2015 è entrato a far parte dell’Atlante dei Minori Stranieri non Accompagnati redatto, ogni anni, da Save the Children. Un riconoscimento importante che va a premiare un’iniziativa di vera inclusione sociale, che parte dalla formazione professionale e arriva all’inserimento lavorativo di ragazzi a forte rischio di emarginazione. 

L’Atlante dei Minori Stranieri non Accompagnati

Uno spazio fra le buone pratiche. Poche ma importantissime righe per raccontare l’impegno e la soddisfazione di un progetto che ormai si avvia a compiere tre anni di vita. Restart, la nostra iniziativa legata all’agricoltura sociale, con sede a Subiaco, conquista così un altro riconoscimento di valore: un posto di riguardo nell‘Atlante dei Minori Stranieri non Accompagnati. Un dossier fondamentale, con cui, anno dopo anno, Save the Children fotografa lo stato dell’accoglienza e della presenza di questi ragazzi nel nostro paese. Uno studio che svela numeri e scenari di grande impatto, uno strumento indispensabile per conoscere il fenomeno.

Qui il testo completo dell’Atlante

 MSNA e agricoltura sociale

L’inserimento nell’Atlante, per la nostra Associazione, rappresenta il riconoscimento importante di un lavoro in cui crediamo molto. Un progetto nato da una scommessa: usare l’agricoltura sociale come leva per favorire l’inclusione dei ragazzi ospiti delle nostre comunità di accoglienza (Colonne d’Ercole e Terra in Vista). Il futuro di questi giovani passa necessariamente per la capacità di procurarsi un reddito e quindi un alloggio. Non c’è reale possibilità di emancipazione senza lavoro. La formazione in campo agricolo rappresenta quindi un’opportunità per acquisire competenze professionali e inserirsi nel mondo del lavoro.

I ragazzi si sono messi alla prova con attività tradizionali di grande valore: cura degli ulivi, apicoltura, produzione di confetture. Seguiti da agronomi e agricoltori esperti, hanno imparato a potare, a concimare, a raccogliere, a smielare. Si sono confrontati con i pro e i contro di ogni lavoro: lo stipendio a fine mese, gli orari da rispettare, gli impegni da mantenere, i superiori da ascoltare. Hanno anche avviato tre linee produttive, che oggi permettono di sostenere in parte il progetto: miele millefiori, olio extravergine di oliva e composte di frutta.

Per tutte queste ragioni, Restart si è rivelato un’ottima idea. Lo dicono anche i numeri: 9 tirocini avviati a favore di 7 ragazzi, di cui 1 è stato poi assunto da Bambini più Diritti (tutti gli altri hanno comunque trovato lavoro). Inoltre, c’è un altro aspetto che fa di Restart un’iniziativa davvero lungimirante: la valorizzazione del territorio e delle tradizioni contadine. Ora bisogna guardare ancora più avanti.

Leggi la storia di Malek, il primo tirocinante di Restart

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