Questa è la storia di Anna

Senza integrazione non c’è libertà

Questa è la storia Anna, 20 anni, nata in Italia da genitori indiani. Italiana. L’abbiamo conosciuta in occasione di “Progetto Hashtag”, una nostra iniziativa dedicata al tema dello ius soli e della cittadinanza. Riproponiamo qui la sua intervista perché è ancora estremamente attuale.

Tua madre e tuo padre sono indiani, ma tu sei nata in Italia. Cosa ha portato la tua famglia in questo paese?

La prima ad arrivare qui è stata mia madre. A 18 anni decise di lasciare l’India perchè voleva scoprire non so nenache io cosa. Arrivò in Italia, dove si fermò a studiare scienze infermieristiche. In India ci tornò per sposarsi con mio padre, che conobbe tre giorni prima del matrimonio. Il loro fu un matrimonio combinato dalle famiglie, come ancora ce ne sono molti in India. Ma mia madre non aveva nessuna intenzione di rimanere nel suo paese d’origine, e volle subito tornare in Italia.

E tuo padre la seguì…

Si, ma per lui non fu facile. Mia madre si era integrata bene in Italia, mio padre, invece, non c’è mai riuscito. Lui aveva radici molto forti, non ha mai imparato l’italiano, ha sempre avvertito una forte discriminazione.  Mia madre lo convinse a studiare infermieristica, anche se lui aveva 40 anni ed era già laureato in economia politica, ma peggiorò solo le cose. Io di riflesso, soffrivo le conseguenze della sua frustrazione.

Tu sei nata in Italia ma sei diventata ufficialmente cittadina italiana all’età di 4 anni, giusto?

Si, nel ’97. Mia madre prese la cittadinanza Italiana e quindi anche io sono diventata Italiana.

Ti senti italiana ed accettata da tutti come tale?

In realtà no, mi sento un po’ una persona “a metà”. In India mi sento parte si della mia famiglia, però mi considero ai margini di quella società. La stessa cosa mi succede qui in Italia. Da bambina mi sentivo presa in giro per il colore della pelle. E su questo vorrei dire una cosa…io credo che in realtà in Italia nel tempo il razzismo sia aumentato. Sono convinta che ci siano delle “colpe” da una parte e dall’altra, però non si può negare che c’è un fastidio di fondo nei confronti dell’extracomunitario. E’ palpabile la diffidenza per il fatto che “non ti conosco e non mi fido di te”. Io comunque mi reputo fortunata. Da un anno e mezzo sono fidanzata con un ragazzo italiano, la sua famiglia mi considera italiana perchè sono nata qui, e non mi hanno mai fatto problemi per il colore della pelle; e anche la mia famiglia lo ha accettato totalmente.

Cosa ti senti di dire agli indiani in Italia e agli Italiani?

Dico a entrambe di smetterla di porsi con superbia, perchè non c’è un popolo migliore dell’altro, non c’è un meglio o un peggio in questo, ognuno ha la propria cultura che va rispettata. Io non condivido delle famiglie indiane che vivono qui ma come se ancore fossero in India senza aprirsi ad una cultura diversa; ci sono bambini Indiani che ancora crescono in quella sorta di “bolla”, in cui non possono essere quello che vogliono. Capisco che delle volte è difficile, che delle volte ti andrebbe di rimanere da solo con i tuoi compaesani, così che loro ti capiscano, ma così facendo non ti sentirai mai libero. Lo stesso errore, però, lo fanno gli italiani che non accettano la diversità.