Disordiniamo, il report che fa il punto sulle politiche minorili

Qualche settimana fa, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, ha dato alle stampe DisDISORDINIAMOordiniamo, un report con cui si prova a fare il punto su quali siano, in Italia, le istituzioni che si occupano di minori e su quante siano le risorse finanziare stanziate dallo Stato in questo campo. Non è solo una questione di “soldi”, c’è in ballo la “visione” di paese che si vuole portare avanti.

Disordiniamo, uno sforza per battere la confusione

E’ lo stesso Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, nelle note introduttive a Disordiniamo, a porre l’accento sulle difficoltà trovate nel reperire e sistematizzare i dati. La sfida, già in partenza, era ambiziosa: arrivare ad una mappatura esauriente delle istituzioni che, in Italia, a vari livelli, si occupano di minori e delle risorse economiche che lo Stato investe in questo campo. Per riuscirci, gli autori dello studio si sono dovuti scontrare con due ostacoli: la frammentarietà delle informazioni e l’invisibilità dei numeri.

Nel nostro paese, le competenze in materia di infanzia ed adolescenza sono ripartite tra un numero elevato di istituzioni, grandi, piccole, a volte piccolissime. Centinaia di attori, spesso nascosti, invisibili. Il quadro complessivo, quindi, è piuttosto confuso. E questa confusione non può che riflettersi anche in ambito economico, con le risorse che si dividono in decine e decine di rivoli, finendo per essere quasi incontrollabili. Come se non bastasse, a complicare le cose ci pensa la struttura del bilancio dello Stato, che non evidenzia in maniera chiara le voci di spesa dedicate ai minori, che perciò risultano difficili da censire in maniera esauriente. Un “vizio” che ci rimprovera anche l’ONU, che invece vorrebbe massima trasparenza in questo campo. Il motivo è semplice: frammentarietà ed invisibilità si traducono in una forte incertezza sulla sostenibilità delle politiche minorili. Se non si sa come e da chi vengono spesi i soldi, come si fa a non sprecarli?

I numeri delle politiche minorili

Nonostante le complicazioni, però, Disordiniamo mette nero su bianco qualche cifra importante. Si riesce a sapere, ad esempio, che, in Italia, la spesa pubblica per infanzia ed adolescenza ammonta complessivamente a circa 45,6 miliardi di euro (2015). Il dato, però, è un pò fuorviante. Più realistico quello che scorpora da questa cifra il costo del personale scolastico, che ne assorbe il 90%. Così ripulita la cifra scende a poco più di 4,2 miliardi (2015), con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. I numeri assoluti tabellapotrebbero anche sembrare “importanti”, ma se li si rapporta con il PIL, si scopre che il nostro paese investe sui minori solo lo 0,2% della sua ricchezza. Oggettivamente un pò poco.

Qualche altro interessante spunto di riflessione si può trarre dall’analisi della ripartizione delle risorse per “obiettivo”, e da come si è evoluta questa allocazione negli ultimi anni (vedi tabella a seguire)

La maggior parte dei soldi vengono dedicati ad istruzione e politiche sociali, con queste ultime che si sono addirittura triplicate nell’arco del quadriennio. Una notevole crescita l’hanno avuta anche le spese del comparto immigrazione, che restano comunque sotto la soglia dei 100 milioni. Tra gli altri dati, salta all’occhio la marginalità, se non quasi l’inesistenza, degli stanziamenti per le politiche giovanili e lo sport, quasi una contraddizione in termini visto che si parla di minori.

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